Cassius Clay, a pugni col mondo | Linea di confine

Rintracciare la poesia nella vita di uno che ha fatto del pugilato la sua arte può essere un’impresa ardua. In effetti – potranno pensare in molti – c’è ben poco di poetico nell’immagine di due boxeur, muscolosi e incazzati nei loro calzoncini corti, che si rintronano vicendevolmente di cazzotti nel limitato spazio di un quadrato. Ma Muhammad Ali no. La sua boxe è stranamente, contrariamente a ogni regola o aspettativa, l’incarnazione della poesia, una poesia che si fa movimento. La si legge nei suoi salti leggeri, quasi come se danzasse, nello slancio della figura protesa verso l’avversario, nei pugni tirati con una forza che nulla sarebbe senza lo stile – e l’invidiabile tecnica – a cui si accompagna.

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