Un chilo di pesche nettarine viene pagato 20 centesimi all’origine e rivenduto a 5 volte tanto.
Sul piazzale davanti alla sede regionale di Bologna, il giorno 16 luglio, 300 cassette di pesche nettarine di ottima qualità, sono state disposte a mo’ di bunker dai produttori della Coldiretti, per portare alla ribalta, ancora una volta, la crisi che sta attraversando la produzione di pesche nettarine e per dire anche che l’agricoltura italiana si trova in trincea per salvare la produzione “made in Italy”.
Le pesche nettarine vengono pagate al produttore appena 20 centesimi al chilo, un prezzo inferiore a quello di 10 anni fa, un prezzo ridicolo che non ripaga nè i costi di produzione, nè i costi della raccolta.
Se si paragonano alcuni prezzi di prodotti di uso corrente, scopriamo che: ci vogliono 5,5 chili di pesche nettarine per una tazzina di caffè, 20 chili per un bitter, 45 chili per una crema abbronzante.
Il rincaro medio per il consumatore finale è del 427%, ovvero quasi cinque volte tanto.
Mario Tonello, presidente della Coldiretti regionale, lamenta tra l’altro che “da un lato c’è l’inadeguatezza delle normative comunitarie