A voler imporre un pesante giogo alla libera diffusione delle idee via Internet la Cina non è sola. C’è un partner d’eccezione, che risponde al nome di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, nelle vesti stavolta, di tycoon.
La faccenda è recentissima e poco nota, oscurata com’è stata dalle ultime notizie di reato sul fronte Mediaset (ipotesi di compravendita di titoli cinematografici a prezzi gonfiati con relativa frode fiscale etc. etc.). Oltreoceano se n’è parlato, in compenso, persino su Time.
In apparenza, si tratta di misure che accoglierebbero nella nostra legislazione una direttiva comunitaria (la 2007/65), che prevede di mettere al bando de lege la pornografia dagli schermi degli internauti in tenera età. Non solo: anche i siti dal contenuto violento sarebbero d’ora in poi territorio proibito per bambini e adolescenti. Un’iniziativa in sé lodevole, insomma.
Tanta solerzia da parte del governo nei confronti di navigatori meno…scafati per ragioni anagrafiche ha