Il generale accusato di aver avvertito Bisignani delle indagini su di lui. I pubblici ministeri napoletani Henry John Woodcock e Francesco Greco lo accusano di essere la “fonte” di altissimo livello, la “talpa” negli apparati, che consentì a Luigi Bisignani di sapere, nel momento cruciale dell’indagine di cui era oggetto, che le sue utenze cellulari erano intercettate. Adinolfi ha ricevuto un avviso di garanzia all’inizio di questa settimana e, mercoledì scorso, alla vigilia della festa del Corpo, è stato messo a confronto con Marco Milanese, deputato del Pdl, storico consigliere del ministro Giulio Tremonti, ed ex ufficiale della Guardia di Finanza, già indagato dalla Procura di Napoli per altre vicende e a sua volta individuato dallo stesso Bisignani, nel suo interrogatorio di garanzia di lunedì scorso al gip, come uno dei “canarini” in grado di metterlo in guardia sull’ascolto dei telefoni. Non è tutto. Nella vicenda, per come al momento è possibile ricostruirla, sono coinvolti un secondo generale della Guardia di Finanza, Vito Bardi (oggi comandante interregionale per l’Italia meridionale, per altro già ripetutamente citato nelle carte dell’inchiesta come uno dei contatti di Alfonso Papa), e il giornalista Pippo Marra, presidente dell’agenzia di stampa “Adn Kronos”, anche lui indicato nell’ultimo interrogatorio di Bisignani come “l’amico” che gli intimò di “non parlare più al telefono”. Come il generale Adinolfi, l’uno (Bardi) e l’altro (Marra) sono indagati per rivelazione di segreto di ufficio e favoreggiamento.