Tra le mie molte passioni inutili (delle quali, in ogni caso, non mi pentirei neppure sotto tortura), vi è stata un tempo quella dei manga giapponesi, e questo nel loro momento di maggior espansione in Italia, negli anni novanta, quando i portentosi Kappa Boys e le mitiche edizioni Star Comics di Perugia invasero il mercato editoriale italiano come un esercito di samurai, pronti a stupire generazioni intere cresciute a pane e Lupin con le versioni originali e cartacee dei cartoni animati che tanto avevano condizionato la nostra infanzia. Tralasciando i più conosciuti, tra i quali "Lupin 3", "Kenshiro", "Orange Road", "Ranma1/2" e "Lamù" (ebbene sì, leggevo anche quelli), ce n'è stato uno, in particolare, del quale mi piace ricordarne le avventure gloriose: sto parlando de "Le bizzarre avventure di JoJo". Per quel che mi riguarda, il capolavoro di Hirohiko Araki è stato uno dei prodotti più originali e creativamente entusiasmanti che quei geniacci dei ragazzi kappa seppero importare nel nostro paese, e a tutt'ora uno dei più longevi di tutta la storia di questa arte orientale. E' dal lontano 1987, difatti, che "Le bizzarre avventure di JoJo" viene pubblicato in Giappone (dal 1993, in Italia) e siamo ormai giunti alla ottava serie...