Spazio, datemi spazio, ch’io lanci un urlo inumano, quell’urlo di silenzio negli anni che ho toccato con mano.(*)
Spazio da sé per sé. Spazio per nascondersi, mostrandosi.
Celare, dissimulare, velare e zittire il proprio viso riservandosi esclusivamente la propria nudità.
Francesca veste il corpo di tale immacolata lievità, per poi immolarlo alla contaminazione.
Abiti, intonaci, porte, finestre, specchi e teche lo assediano fino a sopraffarlo; bianco, nero e lunghe esposizioni lo stordiscono: sfuggevole, si ammanta così di indeterminatezza e desiderio.