E ancora sedani viola, uva all’anice, meloni a forma di banana e mele grandi come ciliegie. Non sono inquietanti mutazioni genetiche create da scienziati senza scrupoli ma frutti genuini della terra coltivati da secoli dagli agricoltori sparsi in giro per il mondo.
E’ la biodiversità che supera la fantasia in un’agricoltura in cui natura è sinonimo di varietà, mentre laboratorio è sinonimo di uniformità.
Le graziose vaschette piene di peperoni verdi, gialli e rossi che vediamo al supermercato, non ci dicono la verità. Si tratta sempre dello stesso prodotto, con il medesimo sapore e la medesima forma. E’ singolare tutto questo perché’ in Italia esistono molte varietà di peperoni, con forme diverse alcuni come sigari cubani, ma in commercio si trovano sempre e quasi solamente le stesse qualità, modificate in laboratori sterili.
Esiste un’associazione che si chiama “Civiltà contadina” che propone lo scambio diretto e gratuito di semi tra coltivatori attraverso la ricerca di varietà antiche, la loro coltivazione, la moltiplicazione in isolamento di semi su piccola scala da distribuire ad altri conservatori.
Oggi l’80% dei cibi dell’umanità proviene da appena 20 famiglie di vegetali. Un peccato se si pensa che di mele, per esempio, nella sola provincia di Biella, sono state censite